Mauro Corona a LetterAltura: «Altro che alta velocità! Impariamo ad andare piano!»

giu 27

Raccontare l’incontro con Mauro Corona non è impresa facile. Seguirlo sui sentieri tracciati dalle sue parole non è impresa facile. Figuriamoci tentare di dialogare con lui, come ha fatto Francesca Del Rosso ieri pomeriggio a LetterAltura.

Mauro Corona incontra il pubblico come se incontrasse degli amici all’osteria. E’ una chiacchierata rilassata e sgangherata, con Francesca Del Rosso che pone domande, Mauro Corona che racconta quello che vuole, torna a chiedere la domanda, dimenticata, e riprende a parlare di ciò che preferisce.

Di montagna. Di futuro. Di donne.

Com’è una giornata-tipo di Mauro Corona? «Mi sveglio presto, alle tre o quattro del mattino. Leggo o scrivo, guardo la tv, salgo in montagna, vado all’osteria. Quando non si ha l’obbligo di timbrare il cartellino si è liberi di essere quello che si vuole. E’ una libertà che mi sono conquistato. Ho lavorato anche come operaio, in una cava per esempio. Ma poi ho deciso di essere padrone della mia vita».

Non è un generico rimpianto del passato quello di Corona «Dobbiamo riscoprire il piacere della lentezza, altro che alta velocità! Alla mia età ho ormai capito che in montagna si va per il gusto di andarci, non per la sfida, con se stessi e con gli altri, di arrivare in cima. Tanto più che in cima non si arriva! E questa è anche una metafora della vita, del successo».

Mauro Corona viene da Erto, dalla valle del Vajont, quei luoghi in cui la storia ha drammaticamente lasciato un segno, «creando la professione di sopravvissuto» dice Corona. «Oggi è tutto un rincorrersi di “Io c’ero, io ho visto“. A me non interessa testimoniare il passato. Io voglio parlare del futuro del mio paese, della mia montagna. Ed è un futuro che mi preoccupa. Oggi a Erto ogni famiglia ha almeno un laureato. Ma per comprare il pane o il giornale è necessario spostarsi e fare molti chilometri. Siamo più ricchi? Siamo patrimonio UNESCO dell’umanità ma i paesi si spopolano e si lavora a progetti che hanno il solo effetto di distruggere la montagna. Oggi non voglio parlavi dei miei libri. Voglio parlarvi degli scempi nella mia montagna, perché può succedere anche da voi (sempre che non sia già successo). Questo è più importante dei miei libri».

Ma poi accenna al prossimo libro, in uscita in autunno. «Ho cambiato argomento. Mi accusavano di essere ripetitivo, di parlare sempre delle stesse cose. Senza rendersi conto che è la vita a essere ripetitiva. Nel prossimo romanzo parto da una domanda che mi sono posto: cosa succederà quando sarà finito il petrolio? Chi sopravviverà alla fine del petrolio? Io penso che potrà sopravvivere chi sa coltivare la terra, chi sa essere autonomo».

Per leggere il racconto in diretta dell’incontro su Facebook o Twitter.

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